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marzo 13, 2017   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

VENETIA NIGRA: recensione ThrillerNord

Così scrive Thriller Nord di VENETIA NIGRA, recensione a cura di Marianna Di Felice.

Carnevale è sempre stata una festa ambigua. Giorno felice per i bimbi che si travestono da eroi e principesse che sognano. Giorno di bagordi per i tanti che vogliono festeggiare nascondendosi dietro una maschera. Ma la maschera può anche celare un assassino. Nella Venezia del ‘700 il giorno di Carnevale era utile agli aristocratici per conoscere vari malcontenti, mentre ai lavoratori o ai servi serviva per sentirsi come i loro signori. Ad una Baùta che si aggirava di notte tra le calli di Venezia serviva per mietere vittime, sempre prostitute e in zone diverse. In questa Venezia libertina viveva e si divertiva Nicolò Testier Gritti, figlio del nobile Guido Giulio Testier Gritti che morì nella battaglia contro gli ottomani. Nicolò giocava e vinceva e al suo fianco c’era sempre il fidato amico Giorgio Aliprandi, Capitan Grande capo del Satelizio che era una Polizia della Repubblica agli ordini del Consiglio dei Dieci e dei tre Inquisitori di Stato. Nicolò si divertiva con molte donne e la scampava sempre dai mariti… oppure no? Dopo averne combinata una delle sue anche se per la prima volta nella sua vita era innamorato davvero della donna che aveva portato via a un anconetano, iniziò per Nicolò un periodo funesto.C’erano intrighi più grandi di lui dietro alcune azioni volte a ribaltare il potere veneziano. La furbizia di Nicolò, l’aiuto dell’amico Giorgio, di suo fratello Jacopo e di Zaneta (sposa di Gaetano Casanova), sua fiamma e amica, riusciranno a sconfiggere la perfidia e l’avidità di alcuni loschi figuri? E la Baùta che mieteva vittime tra le prostitute nel fiore degli anni sarà catturata? Dovete leggere il libro per scoprirlo! Tra peripezie e colpi di scena, tra prostitute e avventurieri, tra amori e intrighi si svela una Venezia con i suoi vizi e le sue cospirazioni. Non posso dire più nulla altrimenti lo racconto tutto per quanto è fluida la trama. L’autore inserisce notevoli descrizioni che potrebbero risultare pesanti a quei lettori che preferiscono leggere in fretta o che si accontentano di descrizioni sintetiche per arrivare prima alla fine, a me invece son piaciute perché in questo modo potevo addentrarmi nella storia e comprendere bene i comportamenti dei personaggi, la vita e le azioni. La lettura è decisamente scorrevole e diventa frenetica quando ci si avvicina alla fine grazie all’evolversi della trama che rende il lettore trepidante di scoprire l’intreccio funesto che investe il protagonista del romanzo.

Leggi l’intera recensione

febbraio 27, 2015   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

La poesia 2.2

poesia_00002Spesso mi chiedo, o mi chiedono, cosa sia la poesia. Eh, che tema annoso! Esiste una risposta più difficile da dare? Eppure, ritengo che nell’attuale mondo della poesia 2.0, che come ogni attività umana si è trasformata seguendo i tempi e le tendenze (e che non si è necessariamente evoluta), e che è ormai patrimonio comune (di coloro che la scrivono e non, purtroppo, di quelli che la leggono), sia opportuno tracciare delle linee di chiarezza, dei confini prestabiliti che permettano la distinzione fra ciò che poesia è, o può essere, e quello che non corrisponde ad altro che a un esercizio stilistico, talvolta neanche ben riuscito. È dunque giunto il momento di una poesia 2.2, di un upgrade che riconduca alle regole del gioco secondo ciò che detta la storia della letteratura e non l’arbitrio del singolo.

Per far questo, tuttavia, non si può navigare in solitaria, bensì individuare tutti insieme un protocollo condiviso e accettabile dai più, che sia cioè, spiegato in altri termini, oggettivo: ed io, in attesa dei vostri contributi, proverò qui ad abbozzarne uno, identificando per ciascun compartimento ciò che può definire un testo poesia e quello che, invece, non è sufficiente, quanto meno da solo, a farlo; e poiché sono convinto che la poesia non è altro che parola tradotta in musica, o in musicalità, sarà spesso questo il mio primario termine di confronto.

Metrica, ritmo, musicalità del verso

Giusto partire da qui. Utilizzare una regola metrica e la rima non costituisce una conditio sine qua non. Oggi (e non solo) la poesia è scritta soprattutto in versi liberi, e questo può andare comunque benissimo, per quanto un ritorno anche a impostazioni classiche non farebbe a mio avviso male a nessuno. Quello che però non deve mai mancare, anche nella poesia libera, è la battuta, la posizione corretta degli accenti, le assonanze. Come in musica, è una questione di mera intonazione, e come in musica e nel canto, sia per scrivere che per leggere una poesia, il dono dell’intonazione è naturale, si può anche apprendere, assolutamente, ma non è qualità di tutti. L’esercizio per comprendere quest’aspetto è la recitazione, o la semplice lettura, di un testo lirico. La lingua, il periodo dialettico, non devono subire intoppi, il testo deve scorrere secondo un ritmo chiaro, oggettivo, nel quale ogni parola usata, soprattutto a chiusura di verso, deve armonizzarsi con la successiva in modo pulito e inequivocabile, attraverso un esatto ed equilibrato uso degli accenti. La poesia, in sostanza, deve suonare a chiunque l’ascolti o la legga armonica, magari costruendo persino delle simmetrie e dei ritorni tra blocchi e capoversi; come in un pentagramma, in cui ogni nota possiede la propria lunghezza, forza ed estensione.

Morfologia del testo217003139_0981d7a48f

Si inserisce qui, pertanto, anche il discorso sull’interruzione del verso, sul posizionamento dell’accapo, poiché in un pentagramma esiste pure l’indicazione delle pause e del loro tempo. E il verso deve avere una sua dignità compiuta, non può interrompersi per esclusive (e incomprensibili) esigenze estetiche, per verticalizzare ciò che può essere scritto anche in orizzontale, per essere semplicemente reso uguale, in lunghezza, al verso precedente o al successivo; deve bensì chiudersi concettualmente nel punto esatto i cui è spezzato morfologicamente, senza congiunzioni o finestre sintattiche che rimandino a un verso seguente che, di conseguenza, potrebbe chiaramente continuare sul primo. Anche la morfologia del testo, in definitiva, deve seguire il senso della lirica e quel tratto di armonia e assonanza di cui all’inizio; la morfologia si rifà alla lirica, quindi, e non il contrario: non è con la sola verticalizzazione di un pensiero che si scrive una poesia.

Contenuto e messaggio

Non sono frasi con Cuore/amore, come foglie ingiallite sui viali o con anima sdrucita a rendere un testo una poesia, né le astrazioni fini a se stesse o l’aver incollato fra loro, in maniera magari slacciata, parole desuete e ricercate. La poesia deve arrivare al cuore del lettore (tanto per rimanere in tema di frasi fatte, eheheheh…), e per farlo deve dire qualcosa con la massima semplicità: e la semplicità, se non si confonde con l’arida banalità, è sempre stata qualità dei grandi. Ho sempre creduto, e sostenuto, che se si scrive, che sia poesia o narrativa/prosa, si deve avere qualcosa di diverso da dire o, quanto meno, un nuovo modo per dirlo; viceversa, la scrittura diventa un esercizio del tutto inutile se proiettata verso gli altri e non limitata a un legittimo passatempo personale mantenuto, però, in un cassetto rigorosamente privato. Ebbene, che la poesia abbia un messaggio concreto e nuovo da lanciare! Ormai lo sappiamo tutti che il mare luccica di mille riverberi danzanti, o che l’anima si sente vuota e si smarrisce di fronte all’infinito, lo hanno già scritto e detto tanti altri prima, è del tutto superfluo sciorinare ulteriori copie fotostatiche di originali già noti. Che la poesia parli d’amore, che sviluppi un pensiero intimista, che tratti il sociale o quant’altro, deve possedere inevitabilmente un carattere di novità, per ciò che è scritto e/o per com’è scritto.

Khalil_Gibran_poesiaLo stile

E arriviamo, dunque, allo stile. Dando per scontata la conoscenza approfondita, da parte del poeta, del vocabolario e delle norme linguistiche, e rifacendoci al concetto del nuovo sopra espresso, le costruzioni, realistiche o metaforiche che siano, devono essere in grado di meravigliare, di far sgranare gli occhi, di basire come un prestigiatore dopo una riapparizione. Nell’arco di una lirica non tutto può essere unico e riuscire in maniera perfetta, esistono inevitabilmente anche versi ponte, di aggancio; ma almeno in un passaggio, pur se singolo, la poesia deve avere l’energia e la capacità di lasciare il lettore a bocca aperta, davanti a un’immagine o a un’edificazione dialettica senza precedenti (seppur, come detto prima, senza pacchiani artifizi e brusche forzature).

Il gusto

In ultimo, in questo brevissimo compendio, non dimentichiamoci mai che la poesia è un’espressione creativa dell’intelletto umano, una forma d’arte a tutto tondo, e che come ogni altra forme d’arte è soggetta all’interpretazione e al gusto personale dell’individuo che ne usufruisce. Di norma, tuttavia, una bella canzone è tale per i più, e stesso dicasi per un quadro, una scultura, un libro. Un fattore di oggettività va pertanto trovato, e sono certo che, come premesso all’inizio, iniziare a individuare degli elementi di distinzione tra ciò che è poesia e ciò che è mero esercizio possa senz’altro aiutare la poesia stessa, sia in termini strettamente creativi sia in relazione alla diffusione editoriale: se la poesia oggi non si vende, o si vende poco, la causa è anche, o soprattutto, la sua generalizzata inconsistenza.

Conclusioni: La poesia alla portata di tutti?

In merito alla domanda di questo paragrafo, se ci riferissimo ai lettori la risposta, o meglio la speranza di poter così rispondere, sarebbe certamente . Se ci riferiamo invece agli artisti, ai creatori, la risposta e sicuramente e vigorosamente No! Se oggi tante, tantissime persone scrivono poesia (troppe!, e il problema è che la pubblicano) e si auto-referenziano poeti è perché scrivere poesia, per quello che la poesia 2.0 rappresenta, è diventato semplicissimo. I giochini che seguono e che mi sono divertito a fare chiariranno meglio il concetto, e invito a leggerli con curiosità. Mi rendo tuttavia conto che se una lirica deve contenere battuta, ritmo, accentazione, assonanza, morfologia equilibrata, messaggio desueto e concreto, stile nuovo, sorpresa e capacità di stupire… beh, il gioco si fa nettamente più difficile. O no? 😉 E in tal modo, scremando secondo quelle linee che hanno sempre distinto, storicamente parlando, la produzione poetica nazionale, emergerebbero coloro davvero bravi e venderebbero anche un po’ più di libri. Sempre forse e sempre secondo me, è ovvio…

I giochini dimostrativiphoto_2-2

Sì, so a volte di essere un birbante. E anche per questo mi trastullerò ora in due attività apparentemente sciocche ma che potranno dimostrare, al contrario, molto più di un milione di parole; e che potranno inoltre sottolineare come anche le istituzioni e organizzazioni che girano intorno alla produzione poetica attuale, la 2.0, abbiano tantissimi mea culpa da dover fare: mi riferisco a concorsi, blog e riviste specializzate, editori.

Gioco n.1

Sul fiume,
luccichii di stelle calpestate,
lentiggini della notte disegnate sulle rughe
degli anni
baluginando in melme di cristallo,
poltiglia del tempo che asciuga un’apparenza
divenuta languida.

Ecco, questa pseudo-poesia senza titolo è mia, di nessun altro. E perché pseudo? Perché l’ho scritta adesso, posso avvalermi di testimoni e prove per dimostrarlo, e l’ho fatto nell’arco di cinque o sei minuti al massimo, in maniera del tutto estemporanea e accorpando a caso le prime parole che mi venivano in mente e che potessero manifestare un senso latentemente compiuto. Cinque minuti o pochi secondi in più per scrivere questa cagata (perdonate la scurrile espressione, ma voglio etichettarla a chiare lettere!) che, nonostante tutto, rileggendola, sembra persino migliore di tante altre cose che si vedono e leggono in giro. Ebbene, vi renderete conto che non possiede alcuna caratteristica, tra quelle fin qui descritte, che possano davvero farla assurgere al ruolo di poesia. Eppure è una tipica espressione, a mio avviso, della poesia 2.0. Non credo serva aggiungere altro…

Gioco n.2

Nettare,
cera che striscia fra scaglie d’amaranto,
senape amara su vertebre di carta,
vile,
esitante,
mi allaghi di labbra, aperte,
con chiavi di sale, e grano, e spine di rugiada.

Ascolto cieli che odorano di ambra,
d’alabastro mi nutro, e di pietrisco,
tergendo il sangue con righe di stridore
che l’amor tuo, di nettare, ricopre.

Quest’altra psuedo-poesia s’intitola Nettare ed è sempre mia. Ennesima cagata definita a chiare lettere. Ho scritto pure questa in pochi minuti e per gioco (ho anche in questo caso testimoni e prove da produrre), per poterla poi proporre in pubblicazione a un importantissimo portale nazionale di poesia, che quasi tutti conoscono ma che non cito qui per mero buon gusto. Ebbene, questo piccolo escremento creativo (tanto è mia, nessuno può offendersi!) non solo è stata pubblicata con una valutazione interna altissima, ma è stata addirittura inserita in un concorso a tema, dato che avevo attribuito al testo (dopo averlo scritto e mai prima, si badi bene!) la peculiarità di denuncia sociale contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Ed è un testo che ha raccolto, in relazione al tempo di pubblicazione e permanenza sul portale, anche un ottimo risultato in termini di letture e visualizzazioni. Capite??? Qui vale tutto e il contrario di tutto, e non credo si possa andare avanti così. Pure in questo caso, credo non serva aggiungere di più…

 

Aspetto vostre, da parte di chiunque. Il vostro birbante…

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dicembre 15, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME e ALINA al WorldBook Cattolica

Alessandro Vizzino e Stefania Maestri

Alessandro Vizzino e Giovanni Garufi Bozza al WorldBook di Cattolica, organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus della stessa cittadina riminese e dal Presidente Roberto Sarra.

Presentazione, con Stefania Maestri, dei romanzi TRINACRIME – Storia di un pentito di mafia (Imprimatur Editore), di Alessandro Vizzino, e ALINA – Autobiografia di una schiava (Edizioni DrawUp), di Giovanni Garufi Bozza.

Segui il VIDEO delle due piacevoli esposizioni, condite da consenso, sorrisi e alcuni interventi di un pubblico molto attento e partecipe.

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agosto 24, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

La bonifica oggi? No, grazie: troppo complicato!

Bonifica Agro PontinoBorgo Faiti, Latina.
Museo di Piana delle Orme: un posto che tutti dovrebbero visitare almeno una volta, per guardare la storia direttamente con i propri occhi e non limitarsi ad ascoltarla attraverso distorsioni e scolarizzazioni di partito.

Ero in giro tra i padiglioni, a osservare ricostruzioni, cimeli vari e foto di coloni sudati e infangati che lottavano contro la palude, la malaria e la fatica per la realizzazione di un’opera epica, mastodontica. E anche per i loro interessi personali, è chiaro. E mi chiedevo se oggi sarebbe possibile realizzare, qui in Italia, qualcosa di simile o addirittura di identico. La risposta, nonostante ottant’anni di progresso nel mezzo, o di presunto progresso, è stata unica e certa: no! Ci sarebbe una serie di piccoli, piccolissimi problemini da superare…

– Associazioni e partiti di taglio ecologista e proibizionista insorgerebbero, preoccupati del deturpamento di un paesaggio naturale di canne e melma. Organizzerebbero blocchi, marce e sit-in, infaticabili custodi delle bellezze che Madre Natura ci ha concesso. Si unirebbero a loro, giustamente, le associazioni animaliste, afflitte per la sorte della povera anofele e del Parvus maculatus purpurei, un microscopico parassita del Germano reale notoriamente in via d’estinzione. Senza contare chi vorrebbe sostenere l’inviolabilità dell’eucalipto, in quanto albero autoctono e dunque prezioso. Perché la cultura e l’informazione, si sa, è una caratteristica secolare di tali paladini della natura.

– Tutte le mafie possibili (dalla camorra alla ‘ndrangheta, da Cosa nostra alle nuove cosche cinesi o russe) ciuccerebbero i fondi stanziati dal governo italiano e da quello europeo prima ancora che siano stati stanziati. Per evitare traffici inutili e spese postali, glieli consegnerebbero direttamente i ministri e i sottosegretari impiegati all’uopo.

– Problemi di sicurezza sul lavoro: sarebbe un po’ scomodo, in ottemperanza a ogni adempimento imposto dal legislatore, scavare fossi e prosciugare acquitrini con tute della Nasa pressurizzate. Si attenderebbero nuove protezioni in carbonio in fase di studio presso il Tu.Pa., un consorzio scientifico internazionale costituito dall’Università del Massachusetts, La Sapienza di Roma, la Complutense di Madrid e il Centro Studi Spaziali di Ginevra.

– Problemi di natura sanitaria: le autorità preposte, ormai note le misure difensive contro anofele e malaria, sarebbero seriamente preoccupate del rischio di unghie incarnite e pestoni, dato l’alto tasso di umidità nell’area dei lavori e l’inevitabile uso di pale e picconi.

– Vegetariani, vegani e mangiatori d’aria: insorgerebbero per il destino del bufalo, sottoposto a produzioni intensive di latte da mozzarella che potrebbero variarne il bioritmo naturale e conferire ai succulenti panetti lattiginosi scorie tossiche o, nella peggiore delle ipotesi, istantaneamente letali.

– Si creerebbero, a livello politico e decisionale, da recenti e attendibili stime del Censis, tremilacinquecento commissioni tematiche, dodicimilacentoventiquattro sottocommissioni e ottocentonovantadue studi a margine, che ritarderebbero leggermente le decisioni e l’autorizzazione dei vari stati di avanzamento lavori. Anche la scelta dei perimetri su cui far sorgere i centri delle nuove città, nel ’30 tracciati unilateralmente da Mussolini su un trattore, in maniera del tutto impreparata ed estemporanea, richiederebbe confronti, progettazione e analisi che, si pensa, impegnerebbero gli organi preposti per almeno 7/9 anni a partire da oggi.

– Si nominerebbe un Commissario Straordinario per la supervisione e la direzione dei lavori, che sarebbe però controllato (perché la prudenza non è mai troppa) da un Commissario Addizionale Superbo che risponderebbe a sua volta al massimo Commissario Sommo e Portentoso. Dopo cinque mesi dall’incarico, il Commissario Straordinario sarebbe inquisito da dodici Procure nazionali per detenzione illegale di miccette, sospetta copulazione e trasporto abusivo di emorroidi. Rischierebbe dodici anni di pena complessiva da scontare presso il Casinò di Sanremo a spese dello Stato.

– Si istituirebbe comunque l’Opera Nazionale Combattenti, ma si potrebbero associare solamente coloro che, comprova alla mano, dimostrassero di aver superato almeno i primi quindici quadri di Call of Duty e Medal of Honor con non meno di tre vite residue.

– Gli aspiranti coloni, per ottenere il beneficio di anni di lavoro spaccareni e il successivo riscatto del podere assegnato in mezzadria, dovrebbero presentare quattrocentoventuno moduli di richiesta, per marche da bollo dal costo totale di 1.724,63 €. Nell’arco di sedici mesi, valida la norma del silenzio-assenso, riceverebbero una risposta. In caso di risposta positiva senza indicazione del podere assegnato, sarebbero liberi di accasarsi un po’ dappertutto, certi che nessuno imporrebbe loro spostamenti, sfollamenti o sfratti. Le associazioni dei consumatori si preoccuperebbero di aprire un milione e mezzo di posizioni giudiziarie a loro tutela.

– Varie ed eventuali (che non mancano mai e vanno via come il pane…).

In conclusione, la bonifica dell’Agro Pontino nell’Italia del 2014 troverebbe consensi unanimi soltanto intorno a una questione essenziale: MA CHI CAZZ… CE LO FA FA’?

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luglio 31, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Alessandro Vizzino anticipa TRINACRIME

TRINACRIME - CoverNon è stato né semplice né breve.

Sono trascorsi tre anni da quando Tonio Sgreda (lo pseudonimo usato nel romanzo, n.d.a.) mi contattò tramite un amico comune e mi chiese di ascoltare e scrivere la sua storia vera. Vera, sì, perché ciò che è scritto in TRINACRIME è realmente accaduto, a personaggi effettivamente esistiti o esistenti, anche quando coperti da nomi in parte variati o del tutto fittizi.

Tre anni impiegati, in un primo momento, a registrare, riascoltare, studiare, analizzare e approfondire. Tre anni impiegati, in una seconda fase, a scrivere trecento pagine di cuore, sangue e passione, con la compagnia del dialetto e dell’aria di Sicilia. Poi le revisioni iniziali e la rilettura, mia e del solito gruppo di amici e collaboratori fidati, prima di un paio di passaggi di editing accurato a quattro mani con Serena Isa Coppola. Infine la ricerca di un editore importante che credesse in questo romanzo e ne facesse un libro diffuso, conclusasi con il felicissimo approdo sulle sponde di Imprimatur Editore.

Da quel momento il libro ha subito altre revisioni, tagli e variazioni infinite, fino ad arrivare alla sua versione definitiva, quella da mandare in stampa. Ora aspettiamo di vedere, a strettissimo giro, il risultato materiale di questi tre anni di fatiche ed emozioni continue, rappresentato da un libro a tutti gli effetti, per poi presentarlo un po’ ovunque in giro per l’Italia. Attendiamo l’uscita di TRINACRIME e del suo booktrailer, che stiamo confezionando con il sottofondo delle musiche esaltanti di Maurizio Curcio e della voce inebriante di Oriana Civile. Aspettiamo, dopo tre intensi e lunghissimi anni…

Una anticipazione su TRINACRIME, Storia di un pentito di mafia:


Il libro ripercorre la vita di Tonio Sgreda, da bambino di borgata catanese alle prime esperienze della fuga
a Milano, passando per l’ingresso in Cosa Nostra e l’ascesa, fino alla caduta finale. Uno squarcio di luci e ombre sulla mafia siciliana, in particolare catanese, degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, sui suoi foschi protagonisti e su quei coraggiosi antagonisti che hanno perso o rischiato la vita inseguendo l’idea di una giustizia equa ma che purtroppo, nella realtà, ha spesso svelato contorni assai più distorti.

Un romanzo ricco di colpi di scena e suggestioni, in quella terra meravigliosamente imperfetta chiamata Sicilia e in quel suo lembo di sole e di mare che è Catania. Una vicenda umana nel corso della quale odiare
e amare acquistano spesso un’analoga logica, dove male e bene, condanna e assoluzione, si sovrappongono in maniera tale da rendere indefiniti, alla fine del cammino, persino vincitori e vinti, lontani da qualsiasi stereotipo. In un incontro all’inizio del 2013 tra il protagonista e l’ex magistrato catanese Emiliano Cosentino, Tonio narra la sua vita all’ex giudice. All’interno di tale cornice si dipana il racconto della storia
di Sgreda, da bambino a uomo adulto, alternando i momenti fra i due uomini al racconto vero e proprio.

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aprile 17, 2013   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Intervista a Filippo Munaro

Filippo MunaroPubblico con grande piacere l intervista rilasciatami da Filippo Munaro, giovane e promettentissimo collega, autore de “Il seduttore”

 

Iniziamo col conoscere Filippo Munaro uomo e autore. Parlaci di te come persona e come scrittore.

Di solito le persone rimangono sorprese quando scoprono che scrivo libri e racconti già da qualche anno. La verità è che, nonostante abbia solo ventun anni, sono sempre stato un appassionato lettore. La scrittura è maturata col tempo, in maniera del tutto naturale, quasi senza che io me ne rendessi conto. Oggi, oltre a scrivere romanzi, collaboro come redattore a un quotidiano on line per il quale curo una rubrica letteraria e gestisco il sito web Writer’s Channel che, con l’aiuto di collaboratori esterni, pubblica contenuti e pubblicità che riguardano i libri e l’editoria. Detto questo, sono uno dei tanti giovani che, finito di lavorare, adorano uscire con gli amici e conoscere sempre gente nuova.

Il tuo lavoro principale è Il seduttore. Parlaci di questo romanzo.

Il seduttore è un romanzo nato quasi per caso. Lo scrissi di getto, nei mesi dell’inverno 2011/2012. Quello fu un periodo molto importante per me, perché iniziai a frequentare con assiduità il centro di Bologna, a conoscerne ogni via, ogni piazza, ogni locale, e mi imbattei in quella lunga lista di stranezze e particolarità che solo una grande città può offrire. Ne rimasi colpito, e a distanza di poche settimane avevo il romanzo che bruciava sulla punta delle dita. Con Il seduttore ho esasperato al massimo queste stranezze, ottenendo un thriller grottesco e, sotto certi punti di vista, brutale.

La copertina de Il seduttore recita: un thriller dalla ferocia inaudita. Ritieni la ferocia un elemento essenziale del genere thriller? E perché il tuo thriller si definisce feroce?

Il protagonista del romanzo si chiama Gabriel Brown, ed è un giovane scrittore bolognese dotato di un particolare ascendente sulle donne. Tuttavia Gabriel è uno psicopatico narcisista, e il suo disturbo gioca un ruolo di prima grandezza. La perversione ha il sopravvento sulla ragione, e lui commette omicidi orribili ed efferati. Si potrebbe tranquillamente affermare che, in questo thriller, la ferocia è prima di tutto ferocia psicologica.

Il seduttore ha una copertina che colpisce in maniera particolare, dalle atmosfere gotico-fumettistiche molto Burtoniane. Come nasce questa copertina, qual è stato il suo percorso di genesi?

Quando mi trovai in dirittura d’arrivo con la revisione del romanzo, contattai Paolo Campailla, illustratore e graphic designer che avevo conosciuto qualche mese prima in Il seduttoreuna libreria, e gli proposi di realizzare un disegno per la copertina. Gli parlai del progetto, dell’effetto che volevo trasmettere, e lui, senza nemmeno leggere il romanzo, ha realizzato un disegno estremamente accattivante, che esprime alla perfezione l’idea di seduttore e vittima.

Il seduttore è un romanzo auto-pubblicato attraverso Lulu. Perché questa scelta?

Se hai ventun anni e, ovviamente, non ti sei ancora fatto un nome, la lista di editori disposti a investire su di te (per un editore scegliere di pubblicare un romanzo significa investire parecchio denaro) non è molto lunga, e spesso c’è chi, non avendo la garanzia di un rientro-spese, domanda un anticipo all’autore stesso. Non avendo granché a cuore questa pratica, ho scelto di fare da solo (con l’aiuto e i consigli di altri, naturalmente) e con ottimi risultati: a poco meno di quindici giorni dalla prima edizione, Il seduttore era già il thriller più venduto tra gli oltre 15.000 in commercio nel mercato Lulu, rimanendo per mesi nella parte alta delle classifiche.

Anche il booktrailer del romanzo è molto accattivante e ben realizzato. Come nasce l’idea di questo video? Come si è sviluppato il suo itinerario realizzativo?

Ciò che si può creare oggi con un computer ha dell’incredibile. Per la realizzazione del booktrailer, è bastato registrare le poche scene – che, come potrai notare, sono scene piuttosto statiche ma a effetto – modificarle con un filtro sfruttando uno dei programmi più semplici e intuitivi che esistano e corredando il tutto con sottotitoli e una colonna sonora senza copyright. In questo modo ho ottenuto un booktrailer essenziale, diretto e misterioso. L’ideale per un thriller come Il seduttore.

Auto-pubblicarsi significa anche auto-promuoversi. Come stai affrontando il difficile cammino della promozione del romanzo, attraverso quali iniziative, idee e situazioni lo stai portando avanti?

Credo che quando si tratti di promozione la praticità sia l’elemento più importante. Le recensioni e la pubblicità in rete possono essere positive, ma devono per forza essere supportate dalla presenza in libreria e dalla disponibilità a essere presente in caso di eventi o presentazioni. Non va inoltre dimenticato il passaparola dei lettori.

Quando ti accomodi davanti alla tastiera del Pc scrivi per te stesso o in funzione del pubblico?

Be’, sarei un bugiardo se non confessassi di scrivere principalmente per me, anche perché sono convinto che sia del tutto impossibile entusiasmare i lettori se chi sta scrivendo, per primo, non si diverte. Detto questo devo tenere presente che ciò che scrivo verrà pubblicato e letto da altre persone, quindi, in fase di revisione, devo sempre tenere conto del pubblico.

Vuoi darci qualche anticipazione riguardo ai tuoi progetti/lavori futuri?

Sono una persona piuttosto irrequieta – nel senso buono del termine – e devo sempre tenermi attivo con nuovi progetti. Entro l’estate tornerò in libreria con un nuovo romanzo, un giallo avventuroso che è anche la seconda avventura dell’avvocato Jack Taylor, protagonista del mio primissimo romanzo Niente di personale che scrissi quando avevo diciotto anni. Continuerò a migliorare il sito web Writer’s Channel (che offre già diversi servizi) e ho imbastito la trama per un nuovo romanzo da pubblicare eventualmente nel 2014.

Ringrazio Filippo per la sua disponibilità.
Non è frequente che io pubblichi interviste e/o recensioni altrui, dato che lo faccio soltanto quando sono fermamente convinto dell autore/prodotto di cui scrivo. Sono certo che, nel futuro, sentiremo parlar tanto di Filippo.
A.V.
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agosto 11, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Paola Farah Giorgi conquista il Premio Prevert

XVIII^ Edizione del Premio Letterario Internazionale Jacques Prévert 2012

 
Il romanzo Guimave di Paola Farah Giorgi è risultato 1° classificato alla XVIII^ edizione del Premio Letterario Internazionale Jacques Prévert, organizzato dall’Associazione Culturale Il Club degli Autori di Melegnano (Mi), dopo attento esame della giuria presieduta da Massimo Barile.

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Melegnano nel mese di gennaio 2013.

Guimave sarà pubblicato dalla casa editrice Montedit, venduto presso tutti i più importanti rivenditori online e richiedibile in qualunque libreria.

“Voglio aggiungere alle formali notizie di carattere obbligato la mia soddisfazione personale nel veder trionfare Paola in un Premio così importante. Innanzitutto posso affermare, con onore e senza tema di smentita, che Paola è un’autrice che ha abbracciato sin da subito questa comunità e questo progetto. In secondo luogo, è una persona straordinaria, capace quanto umile, con cui è nata una spontanea e sincera amicizia, seppur a distanza. In terzo e ultimo luogo, è bello vedere, per chiunque faccia questo mestiere, come vengano premiati i romanzi veri, le scrittrici autentiche come Paola, come la letteratura, quando valida, quando di qualità, venga finalmente riconosciuta e omaggiata.” (A. Vizzino)

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giugno 4, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Claudio Lombardi, Grammatica Viva

“Presentiamo per la prima volta un manuale e, ancor più precisamente, un manuale appositamente scritto per bambini di scuola elementare, ma utile a chiunque. Talvolta la grammatica della nostra lingua, senz’altro complessa, appare ostica anche agli adulti e, tra loro, anche a chi della parola dovrebbe essere padrone assoluto, trattandosi della propria professione o hobby. Tuttavia non sempre è così. Un libro che insegna a piccoli uomini in formazione il modo corretto di esprimersi e comunicare, è già di per sé un prodotto importante. Se poi il tutto è semplice e divertente, ben costruito, condito da immagini attraenti e simpatiche, allora il lavoro diventa assolutamente importante, come la Grammatica Viva del nostro amico Claudio Lombardi.”

La mia prima grammatica
Il primo libro di grammatica semplice come bere un bicchier d’acqua, corredato da moltissime immagini ed esempi divertenti. Ideale per alunni delle classi elementari, ma utile per chiunque.

Titolo: Grammatica Viva
Autore: Claudio Lombardi
Genere: Manuale, grammatica per bambini
Anno: 2012
Pagine: 108
Prezzo: 23,00 €
Sito ufficiale: www.grammaticaviva.it

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maggio 24, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Cristiano De Liberato, Il Dado e la Mappa di Vetro

“Parlare di Cristiano De Liberato in poche righe non è impresa da poco, e non sarebbe facile neppure avendone spazio. Innanzitutto Cristiano è quel prototipo di scrittore moderno, competente di nuove tecnologie, che sa da solo abbinare ottima scrittura a visibilità e comunicazione, in un processo del tutto
o in gran parte autopromozionale. Qualcuno sostiene che il web e lo sviluppo di nuovi metodi di lettura
(vedi l’eBook), ma anche la disponibilità di strumenti online sempre più alla portata di tutti, siano nell’insieme la nuova frontiera della pubblicazione. Io non so se è così, se questa sarà davvero la strada
che il tempo indicherà, ma certamente Cristiano è un caso sorpredente ed emblematico di tutto ciò, un autore da studiare e seguire in questo percorso di modernità, dove capacità e competenza realizzativa portano uno scrittore a non aver più bisogno del tradizionale “Editore”. Il blogsite e il booktrailer di Cristiano rappresentano alcune conferme di quanto fin qui sostenuto. De Liberato è tuttavia uno scrittore, al di sopra di tutto, e un ottimo scrittore.
Il Dado e la Mappa di Vetro si caratterizza per tema, originalità, sviluppo lucido e attraente della trama e uno stile linguistico chiaro e incisivo. Non manca veramente nulla.
Ritorna la figura di Otar Irch, già protagonista del precedente romanzo:
Effetto Jenner.

La trama
Può la passione per l’antichità portare due amici a vivere un’avventura che, nata come un gioco, si trasforma poco per volta in una sensazionale scoperta in grado di dare la risposta a uno dei più grandi interrogativi dell’umanità? Il cerchio si chiude. Mentre riaffiorano eventi antichissimi, in una sorta di ping-pong tra l’America Latina, l’Europa e l’Asia, si intrecciano vicende del tutto impermeabili ai fatti e ai secoli trascorsi e che anzi acquistano proprio per questo un significato importante: tutto è rimasto così nascosto e indecifrato fino a oggi, perché solo adesso chi vuole può capire

“Il mio intento non è certo quello di convincere, né tantomeno m’illudo di svelare un nuovo dogma…
Ma se riuscirò a instillare in voi un minuscolo piccolissimo dubbio, ecco che allora l’aver letto questo libro, sicuramente, vi avrà reso più saggi.” CDL

Titolo: Il Dado e la Mappa di Vetro
Autore: Cristiano De Liberato
Genere: Narrativa d’avventura
Anno: 2012
Isbn: 978-88-91016-12-6
Pagine: 356
Prezzo: 20,40 €
Sito ufficiale: cristianodeliberato.it

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marzo 25, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Ilyan Zolliani, Megalopoly’s

“L’umorismo trattato attraverso un autore dalla penna brillante e graffiante, dal linguaggio fine e arguto, ma allo stesso tempo scorrevole e attraente. Sin dalle primissime righe di Megalopoly’s ci si accorge di come Ilyan Zolliani sappia raccontare, di quale apparente leggerezza le sue parole ci concedano, per poi lasciarci preda di riflessioni e intimi approfondimenti.
Dietro la vivacità stilistica e narrativa di Zolliani, infatti, si nasconde sempre un messaggio, talvolta cifrato talvolta meno, che non può lasciare indifferenti nessuno di noi, vittime di una civiltà distorta e, a volte, quasi incomprensibile.”

La storia
Fabio alias Fabiolino è un giovane ragazzo del Centro Sud come tanti, le cui giornate fin troppo ordinarie prendono il largo come il fumo delle cicche dentro bolle al vento. Vorrebbe andarsene via verso un qualsiasi grande centro abitato, ma nel visitare alcuni parenti emigrati si ritrova in un luogo che di metropolitano in senso stretto ha ben poco.
Un piccolo e novello viaggiatore contemporaneo all’involontaria scoperta dell’alienazione urbana, che incappa in un popolo “altro” ora dilettevole ora preoccupante, che pur tuttavia incuriosisce con i suoi miniritratti di non-città.

Titolo: Megalopoly’s
Autore: Ilyan Zolliani
Genere: Umorismo
Anno: 2012
Pagine: 152
Prezzo: 9,00 €

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