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2. TRINACRIME: recensioni e commenti

agosto 12, 2015   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Biagio Proietti su Trinacrime

Biagio Proietti

Biagio Proietti

Non è una recensione ma note di un lettore che ha goduto finalmente di un bel libro; si potrebbe discutere per ore su cosa vuol dire bello, per me vuol dire che non mi sono stancato mai nel leggere e che non vedevo l’ora di ricominciare. Sto scrivendo queste note non subito, ma è passata una settimana da quando ho finito la lettura, quindi parlo con la dovuta maturazione: mi piace com’è scritto e anche com’è stato strutturato. Una bella storia scritta bene, realistica non perché parla di cose reali ma perché lo scrittore sa renderla reale e questo è quello che conta.

Biagio Proietti

agosto 10, 2015   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME su Amazon

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novembre 28, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione Il Font

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Ringrazio la redazione de Il Font, Rossana Pessione e, in particolare, Luisa Perlo, per questa recensione. Un pezzo di bravura scrittoria dal sano sapore giornalistico, che prende spunto da un libro e dal suo commento per aprirsi su orizzonti molto più ampi e interessanti per tutti. A.V.

novembre 28, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di Ciro Pinto

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Bellissima recensione di Trinacrime da parte di Ciro Pinto, colui che più di ogni altro ha vissuto questo romanzo dall’inizio alla fine, dalla prima idea sino alla pubblicazione definitiva con Imprimatur Editore. Grazie Ciro. A.V.

novembre 26, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di Barbara Risoli

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Un romanzo non per tutti, certo, ma per coloro che amano la verità è decisamente consigliato. L’argomento è forte, coraggioso, impostato in maniera impeccabile. Una denuncia sulla quale riflettere, uno spaccato di realtà che preferiamo ignorare, a volte evitare di pensarci perchè la verità a tratti è fastidiosa. Ottimo lo sviluppo e mirevole la linea narrativa con citazioni nel dialetto siciliano non accessibili a tutti, ma necessarie per capire sino in fondo. Consigliato, lo ripeto, a palati fini, a chi cerca spiegazioni per un mondo che ci circonda e che a volte sembra (o è?) senza senso. Complimenti a un autore che dimostra non solo passione ma anche conoscenza… e non è poco di questi tempi!

ottobre 31, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione ThrillerMagazine

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Trinacrime – Storia di un pentito di mafia è l’ultima opera di Alessandro Vizzino, pubblicato dall’editore Imprimatur. Si tratta di una storia vera, frutto di una lunga intervista durata sette giorni e trenta ore di registrazione, in cui un pentito delle cosche catanesi racconta la sua personalissima verità. L’autore ha quindi provveduto a romanzare la storia, cambiando i nomi dei protagonisti e compiendo un’attenta attività di ricerca sulla storia della criminalità organizzata catanese degli anni ottanta. Da tutto questo lavoro è nato un libro sorprendente e avvincente, che si legge come un lungo romanzo di azione, ma ha in se i segni inconfondibili, le cicatrici incancellabili della verità. Della storia vera che ha segnato e violato le vite altrui. I dialoghi sono taglienti ed efficaci, e l’uso sapiente del dialetto riesce a rendere ancor più coinvolgente la vicenda, mentre una sottile e impalpabile tensione attraversa le pagine, rendendo la lettura un crescendo di sensazioni, frenetico e cattivo, come una macchina che avanza inesorabile verso il ciglio di un burrone. Le descrizioni sono scarne, veloci, funzionali alla storia e alla tensione narrativa, ma riescono sempre a trasmettere emozioni e a dipingere un mondo che cambia, mentre le organizzazioni criminali plasmano la società. Un libro che va letto tutto d’un fiato. Ricordando che è solo un lato, un frammento, una scheggia del prisma che rappresenta la verità.

Lu Scarparu è un ragazzino come tanti nella Catania degli anni settanta. Figlio di un calzolaio ha un carattere inquieto e ribelle che lo porterà a fuggire al nord e a mischiarsi con la malavita, conoscerà il carcere e al suo rientro nella terra natia entrerà a far parte di una delle famiglie criminali più pericolose della Sicilia e compirà la sua escalation verso i vertici della criminalità, del sangue e della violenza. Ma il futuro è imprevedibile e sorprendente e la sua vita subirà un nuova e inattesa svolta che lo porterà a diventare un pentito.

(Igor De Amicis)

ottobre 28, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di M. Zanarella

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Si apre con un sole che picchia ma non fa male, tipico del sud, il nuovo libro di Alessandro Vizzino: Trinacrime – Storia di un pentito di mafia, edito da Imprimatur Editore. Dal sole arido della Sicilia prende forma la vera storia di Tonio Sgreda, detto Lu scarparu, figlio di un calzolaio, malavitoso delle cosche catanesi negli anni ottanta e nei primi anni novanta che si è pentito e ha deciso di collaborare con la giustizia. Il libro riporta, con lucidità e chiarezza disarmanti, la vita di un uomo che ha sbagliato e che ha pagato. È il risultato di un lavoro curato nel dettaglio, frutto di un’intervista durata sette giorni con trenta ore di registrazione audio. Non era il sole il nemico da affrontare… Il nemico aveva un volto e un nome ben distinti… Il nome del vero avversario era ‘fame’…. E si racconta di Tonio bambino, dell’amicizia sacra con Aspanuzzo, suo compagno di scuola. La scarsa volontà di Tonio di studiare rende il rapporto con il padre alquanto complesso, tanto che le incomprensioni e le discussioni sono all’ordine del giorno: dalle assenze a scuola, ai piccoli furti per strada, la quotidianità di Tonio prosegue nel segno dell’illegalità. Il ragazzo decide di lasciare Catania e di andare con l’amico a Milano. Lì incontra altri ragazzi che vivono di taccheggi, scippi, espedienti e si unisce a loro. Il ritorno a Catania lo consacra come uomo indispensabile per la famiglia Purtaventi-Santimarra. Il potere e i soldi arrivano con facilità. Non manca l’amore, quello che fa battere il cuore e che trasforma un uomo, anche il più crudele, in un innamorato attento e premuroso. L’incontro di Tonio con Roberta è un tassello importante nella narrazione: lei lo capisce, sta dalla sua parte e lo sostiene come moglie e come complice di tutto il sistema mafioso, anche se per amore dei figli, per proteggerli, a un certo punto si allontana dal marito. Con l’arresto sull’acchianata di Sangiuliano, qualcosa in lei si era spezzato, era mutato, come se avesse raggiunto dal giorno alla notte la coscienza che al mondo niente è invincibile, nulla è imperituro, ma tutto può stravolgersi da un momento all’altro o, nella migliore delle ipotesi, trasformarsi. Alessandro Vizzino riesce con abilità a far sentire il lettore coinvolto nel narrato, facendolo entrare nella realtà del protagonista. I dialoghi in dialetto catanese consentono di percepire tutte le sfumature di un vissuto estremo e dannato, proiettando il lettore in un mondo di estorsioni, intimidazioni e rapine fino al carcere, al pentimento e alla libertà. Il libro si chiude con una dedica profonda e sincera di Tonio Sgreda: A mio padre, ad Aspanuzzo, a Peppe. A tutti quelli a cui ho fatto del male, che non erano forse migliori di me, ma che non meritavano per questo che fossi io a decidere del loro destino. Un plauso dunque ad Alessandro Vizzino, che con una scrittura avvincente, profonda, incisiva, è riuscito a raccontare la storia di un pentito di mafia. Ritmo, intensità, chiarezza espressiva, padronanza della lingua e del dialetto: insomma, un’ottima prova d’autore per riflettere su una delle piaghe più dolorose della nostra società.

ottobre 26, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di D. Domenici

Leggi la recensione su Daniela e dintorni, il blog di Daniela Domenici

Sottotitolo: Storia di un pentito di mafia, e in quarta di copertina L’educazione criminale di un ragazzo catanese: dagli anni Settanta ai nostri giorni, ascesa, caduta e redenzione di un pluriomicida. Questa brevissima sinossi non rende merito alla bellezza di questo libro, che nonostante la mole di 310 pagine e la storia raccontata è volato via in un soffio, almeno per la sottoscritta che l’ha divorato per una serie di motivi che vado a elencare. Dalla prefazione dell’autore: Questo romanzo è tratto da una storia vera ed è frutto di un’intervista durata sette giorni per una trentina di ore di registrazione audio in presa diretta. La maggior parte degli eventi narrati… è realmente accaduta nei luoghi, nei modi e nei tempi descritti… i nomi e i cognomi, invece, li ho dovuti in gran parte inventare o modificare… Inizio dal motivo stilistico (e qui parla la correttrice di bozze ed editor): era da tempo immemorabile che non mi capitava di leggere un libro senza nessuna di quelle mancanze (chi mi segue da tempo sa a cosa mi riferisco) che, purtroppo, infarciscono la maggioranza, se non la totalità, dei libri che mi è capitato di recensire, una perla rara, un valore aggiunto che va sottolineato. Un altro dei motivi che mi hanno fatto innamorare da subito del libro di Vizzino è il mio essere molto sicula, frase che ha fatto sicuramente sorridere l’autore il quale ha scelto di lasciare la quasi totalità dei dialoghi in lingua siciliana stretta, catanese per l’esattezza, con qualche traduzione una tantum a piè di pagina, e che mi ha fatto apprezzare sin nelle minime sfumature ogni parola e ogni modo di dire; inoltre conosco molti dei luoghi che vengono citati durante la storia e questo un motivo ulteriore di piacere da parte della sottoscritta. L’altra ragione è che sono stata per due anni, come molti di voi forse sanno, volontaria in un carcere siciliano nel quale, tra l’altro, il protagonista del libro è transitato durante il suo lungo percorso di detenzione prima dell’inizio di una nuova vita dopo aver pagato il suo debito con la giustizia. L’autore dimostra di conoscere molto bene la Sicilia e di amarla profondamente, vorrei estrapolare molti paragrafi che lo dimostrano ma mi limiterò a uno solo che riguarda la lingua siciliana (di cui sono una cultrice così innamorata da averne fatto materia di tesi di laurea…): Lo fece nel suo dialetto, in quella lingua senza i tempi del futuro e con un passato prossimo pressochè ignorato, espressione di un popolo del tutto radicato nel trascorso e nel presente, nell’esperienza della tradizione e nel bisogno quotidiano. L’idioma di una stirpe pragmatica per la quale il domani si riadatta nell’oggi, distante dal ravvisare nel tempo venturo un’opportunità su cui progettare, bensì soltanto un giorno fra tanti vissuto in più.

settembre 26, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Anna Cibotti su Trinacrime

Anna Cibotti, 26 settembre 2014

Mi permetto di dare un suggerimento a chi ha difficoltà a capire i dialoghi in siciliano. Alcune parole vengono tradotte a piè di pagina, per quanto riguarda il resto, io ho risolto leggendole a voce alta. Sembrerà strano ma le ho comprese. Detto questo, la lettura è stata scorrevole e interessante e puntuale nei riferimenti storici. L’argomento è crudo perché rispecchia una realtà che l’autore ha saputo raccontare per quello che gli è stata raccontata, senza orpelli e in modo pulito e semplice da comprendere. L’interpretazione emotiva che luoghi e situazioni hanno suscitato nell’autore, sono liriche toccanti, belle! È un racconto di vita vissuta con quel tocco di sensibilità che rende partecipe il lettore. Dev’essere stato molto impegnativo scriverla. Per questo mi complimento con Alessandro Vizzino e ne consiglio la lettura.
settembre 22, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Simone Pavanelli su Trinacrime

Simone Pavanelli, 22 settembre 2014

Ognuno vive la propria vita nel bene e nel male, ma a volte ci s’interroga su cosa sarebbe successo se si fosse nati in altri posti, in altre famiglie, in un altro tempo. Trinacrime è riuscito a farmi vivere una vita parallela attraverso il racconto di Tonio Sgreda, pentito di mafia. Non era facile personificarsi in un mafioso, vivere una vita fatta di furti, rapine, omicidi, onore e guerre, ma Alessandro Vizzino c’è riuscito appieno. Vestire i panni di una persona completamente agli antipodi di come sono io, è stato come un pugno nello stomaco. Difficile essere d’accordo con una certa vita, ma leggendo questo romanzo sono entrato nella testa di un ragazzo senza apparente futuro crescendo con lui e vivendo i suoi stessi stati d’animo, grazie a una narrazione che coinvolge catapultando il lettore in un mondo a parte. I dialoghi in dialetto esaltano la percezione della terra siciliana e danno linfa a una storia ben definita senza lasciare niente al caso. Faccio un applauso a Vizzino e auguro a questo romanzo tutta la fortuna e le soddisfazioni che merita.
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