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Apr, 2012

Apr 25, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Cinzia Pizzo su SIN

Cinzia Pizzo, 25 Aprile 2012

…terminato!!! …splendido, emozionante e su alcuni punti molto realistico… rispecchia la società attuale (purtroppo) dove l’arrivismo, la fama e la ricchezza emergono sopra ogni sentimento… mi sono emozionata e letto in 3 giorni… Grazie per avermi fatto entrare nella vita dei tuoi personaggi, in particolare Nicole, Mariano e Nando… i veri protagonisti di questo thriller… Alessandro… sei un grande talento… fattelo dire…!!! GRAZIE!

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Apr 25, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Premio Florio: menzione d’ onore a SIN

24° Premio Letterario nazionale Prof. Francesco Florio, 2012


SIN
si aggiudica la menzione d’onore (con attestato d’Elogio e Benemerenza) alla 24^ edizione del Premio nazionale di letteratura intitolato al Prof. Francesco Florio e organizzato dal Centro Studi Logos di Licata (Siracusa), per l’anno 2012.

Le opere in gara erano complessivamente 314, suddivise in 5 sezioni.
Nella sezione C (Narrativa edita), SIN ha concorso con altri 111 titoli.
Giuria composta da 13 membri e presieduta da Gilberto Ambrosio.

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Apr 23, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Daniela Fazio su SIN

Daniela Fazio, 23 Aprile 2012

Un’unica parola per SIN… MERAVIGLIOSOOOOOOOOOOO!!!!!! SONO RIMASTA CON IL FIATO SOSPESO FINO ALLA FINE… UNO DEI LIBRI PIU’ BELLI CHE ABBIA MAI LETTO… COMPLIMENTI E SPERO CHE TI STAI GIA’ MUOVENDO PER SCRIVERNE ANCORA… A PRESTO.

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Apr 21, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Patrizia Seghezzi su SIN

Patrizia Seghezzi, 21 Aprile 2012

SIN, peccato. Chi decide quando commettiamo un peccato? Ma soprattutto, chi decide se dobbiamo essere puniti? La punizione può essere addirittura la morte? SIN è terrificante sotto questo punto di vista, agghiacciante per quello che succede, angosciante perchè condividiamo la sorte di dieci personaggi che a un certo punto della loro vita si ritrovano in un luogo sconosciuto senza conoscersi assolutamente tra loro. I dieci personaggi sono descritti magistralmente, con il loro bagaglio di meschinità, colpe vere o presunte, vite completamente diverse per età, provenienza geografica, retaggio culturale. Ci sarà un filo che unirà queste vite, sottilissimo ma c’è. Ero un po’ perplessa per il periodo del romanzo, nel futuro fra cinquant’anni… Anche questo ha un suo perchè. Il libro è coinvolgente in modo subdolo, inizia lentamente e poi incomincia a prenderti direttamente a pugni nello stomaco e a scuoterti il cervello. Una trama ben congegnata, un sacco di domande a cui si troverà risposta nelle ultime pagine, risposte dure, a volte deliranti. Ottimo esordio di questo autore, aspettiamo il prossimo con molta fiducia e voglia di leggere ancora qualcosa di lui.

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Apr 20, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Ciro Pinto su SIN

Ciro Pinto, 20 Aprile 2012

Ho finito Sin, ho appena finito di leggerlo e sento che il mondo in cui mi sono addentrato in queste 630 pagine e le sue suggestioni mi rimarranno dentro un bel po’. Un luogo blindato, ultramoderno, glaciale dove 10 individui si ritrovano prigionieri. Un’epoca futura, non molto distante da oggi, figlia del “grande collasso” che temiamo da sempre. Un thriller con tutti i più classici ingredienti, con tratti noir, dialoghi cadenzati, ritmo variabile, tanta saggezza nel condurre il lettore, tanta capacità di stupire e… stregare. Il peccato che avvolge tutti, le ombre di passati ingombranti, in qualche caso atroci e la cappa inesorabile e inviolabile del potere nelle sue multiformi versioni, che manipola, possiede, strumentalizza e distrugge. Ma in Sin c’è tanta luce, l’Autore la immette pian piano, in qualche risvolto di un dialogo, nelle pieghe di una riflessione e quella luce pian piano veste di umanità e qualche volta di bontà anche la situazione più truce, più aberrante. Anche Mariano Achebe, truce assassino, si illumina e si giustifica. Su Sin è già stato scritto tanto, e da persone più autorevoli del sottoscritto, per cui non mi resta che accodarmi nel lodare la grande capacità descrittiva (ad es. gli schizzi in fondo al libro che illustrano il sito di prigionia, che ho scoperto solo a fine lettura, mi erano già familiari), la proprietà della narrazione, la perfetta architettura della trama e dei sincronismi. I valori, i grandi temi della storia dell’umanità trovano spazio in un libro che vuole (e riesce) ad andare oltre la funzione di divertissement, seppure noir, c’è un etica che rimbomba, c’è soprattutto la condanna di una morale sempre più aberrante. Voglio concludere però sottolineando un aspetto diverso proprio legato ai flussi di luce che appaiono in questa storia drammatica come una speranza, come un’eterna lotta della bontà per non soccombere al buio, come i tratti improvvisamente dolci del viso di Mariano davanti alla giovane Nicole, come l’amore fresco e genuino di Nando. La pulitura dei cadaveri, dopo ogni macabro ritrovamento, la convivenza sempre più disperata ma sempre più umana dei sopravvissuti, il sacrificio di Carla, di Mariano sono tutte lucciole, piccoli lucori nel buio della perversione umana. E infine la speranza, di una giovane donna davanti al mare, con la sua creatura in grembo ed un’altra giovanissima vita che le verrà affidata, la speranza che sempre dopo il buio, dopo i mausolei, i morti da piangere e le tenebre più oscure, possa risorgere una nuova era e una nuova umanità.

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Apr 14, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Damiano Leone su SIN

Damiano Leone, 14 Aprile 2012

Recensire un libro di oltre seicento pagine non è cosa da prendersi alla leggera: tanto più quando quel libro, in apparenza un giallo crudo quanto dinamico, punta in realtà a mettere in luce uno degli aspetti più nefasti della società moderna. No, non parla delle migliaia di bombe atomiche ancora perfettamente funzionanti e in grado di sterminare l’intero genere umano in pochi minuti, e nemmeno del totale disinteresse di chi ha troppo verso chi, flagellato da malattie che potrebbero esser facilmente curabili se solo le multinazionali farmaceutiche mostrassero un minimo di benevolenza, non riesce nemmeno a procurarsi un tozzo di pane per sopravvivere. E nemmeno delle centinaia di milioni di persone che in oriente, ma anche in occidente, sfruttate oltre il limite della resistenza fisica e mentale da criminali in doppiopetto che si definiscono uomini di finanza, conducono una vita che perfino le galline di un pollaio industriale se la sentirebbero di invidiare. No, la cosa è invece molto più infida, e ben pochi di noi potrebbero sinceramente sostenere di non esserne in qualche modo responsabili. Sì, perché siamo tutti colpevoli, e non possiamo addossare ad altri l’onere di aver forgiato una società dove, in nome del denaro, qualsiasi orrore generato da menti paranoiche diventa lecito. Cosa sarà mai, chiederete voi, di così tragico, da mettere quasi in ombra delitti efferati compiuti in uno strano appartamento chiuso ermeticamente e dotato di ogni comodità, ai danni di uno spaventato gruppo di persone che sembrano non avere nulla in comune tra loro? Persone di ogni ceto sociale tra cui è presente perfino un killer… un killer però, che alla fine sembrerà perfino patetico di fronte alla vera crudeltà occultata oltre quelle mura. Non voglio dire troppo per non togliere il piacere della lettura, e nemmeno voglio correre il rischio di svelare la trama, ma due cose ancora le posso dire: la prima è che, sebbene in modo differente, Vizzino ed io, entrambi scrittori che amano mettere il dito dove le piaghe sono più purulente, siamo ambedue pessimisti sul futuro del genere umano. La seconda e che, nonostante i prodromi che da qualche anno sono così di moda e vengono ansiosamente seguiti dalla stragrande maggioranza del pubblico televisivo, non si giunga davvero dove, con realistica e spietata precisione, Vizzino mostra che stiamo invece andando.

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Apr 3, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Nicoletta Asfoco su SIN

Nicoletta Asfoco, 03 Aprile 2012

Ale… l’ho quasi terminato… e volevo dirti che questo libro mi ha rapita, sei stato un grande… ma… quanta angoscia! Ti giuro che la notte sognavo i protagonisti e le loro sorti… è davvero troppo forte emotivamente, per me… Ma come hai fatto ad immaginare tutto così nei dettagli a trasmettere delle sensazioni così forti e tutta la disperazione della fragilità umana??? Ora resta soltanto… (tagliato perché svela il finale, nda)
Bravo… spero tu abbia tutto il successo che meriti…

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Apr 2, 2012   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Paola Farah Giorgi su SIN

Paola Farah Giorgi, 21 Febbraio 2012

Ho letto solo l’anteprima ma SIN è riuscito a “catturarmi” all’istante! Non vedo l’ora di leggerlo tutto, nonostante sia un thriller di oltre seicento pagine (nè il mio genere nè la mia “dimensione”…), e questo, credetemi, vuol solo dire che è un’opera veramente avvincente e che la scrittura è meravigliosamente limpida e scorrevole! Impossibile perdersi. Complimenti all’autore!

Paola Farah Giorgi, 02 Aprile 2012

Esistono thriller fine a se stessi, d’intrattenimento, generati esclusivamente per suscitare orrore e paura ma, di fronte all’oceano, prologo ed epilogo di questo bellissimo romanzo di Alessandro Vizzino, capisci che SIN  non appartiene a  questa categoria. L’oceano estrae dal tuo intimo ogni perché, ogni domanda, ogni dubbio, ed insieme risponde, riflette, chiarisce, e pone altre domande. E tu rispondi, all’oceano e a te stesso. SIN quindi fa riflettere, proprio come l’oceano, e fa riflettere sull’oggi, su quanto tristemente è già in atto, e fa riflettere sul “peccato”, quello privo di senso di colpa e privo di coscienza. I dieci sfortunati protagonisti del romanzo, rinchiusi misteriosamente in un luogo di morte, hanno ben vivi in sé sia coscienza che senso di colpa e, paradossalmente, credono di essere lì, segregati ed uccisi, per espiare ognuno le proprie colpe. Così non è. Il peccato, SIN, non è il loro. Comunque, oltre l’acuto spunto di riflessione che Alessandro Vizzino ci offre, oltre l’oceano, c’è la narrazione pulita ed avvincente dei fatti e qui, a livello narrativo, il romanzo è totalmente in crescendo. Il lettore vive all’inizio nell’esatto sconcerto in cui si trovano i protagonisti ed il ritmo è ancora lento, c’è stasi, la percezione del pericolo sembra ancora irreale, anche se densa ed opprimente. Qui aspetti, rimani in attesa, con la stessa ansia e cruda premonizione di Carla, Fanny, Giorgio e gli altri. Sai che qualcosa accadrà, forse alla pagina successiva. Aspetti, con terrore. Poi arriva, il sangue, con particolari sempre più agghiaccianti. La morte è lì, in atto, concreta, secondo dopo secondo, riga dopo riga, senza tregua, in tutto il suo orrore. E stai male, per loro, per Carla, Fanny, Giorgio e gli altri, a cui ti sei affezionato. Piangi la loro morte. Ti mancheranno. Ecco, anche per questo posso confermare che SIN non è un thriller fine a se stesso, un thriller d’intrattenimento. In SIN c’è anche sentimento. Ed è importante che ci sia. Buona lettura quindi, aspettando il seguito… Alessandro Vizzino, con professionalità, conclude la sua opera lasciandola aperta a nuovi avvincenti eventi. Il romanzo è assolutamente consigliato, soprattutto agli adolescenti, ai nostri figli, che ancora non riescono con chiarezza a “leggere” la realtà, ed è consigliato, dal mio punto di vista, anche a tutte quelle persone che sono convinte, per la loro sensibilità, di non poter affrontare la lettura di un thriller.  SIN è l’occasione per avvicinarsi a questo genere. SIN va oltre.

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