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Ott, 2014

Ott 31, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione ThrillerMagazine

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Trinacrime – Storia di un pentito di mafia è l’ultima opera di Alessandro Vizzino, pubblicato dall’editore Imprimatur. Si tratta di una storia vera, frutto di una lunga intervista durata sette giorni e trenta ore di registrazione, in cui un pentito delle cosche catanesi racconta la sua personalissima verità. L’autore ha quindi provveduto a romanzare la storia, cambiando i nomi dei protagonisti e compiendo un’attenta attività di ricerca sulla storia della criminalità organizzata catanese degli anni ottanta. Da tutto questo lavoro è nato un libro sorprendente e avvincente, che si legge come un lungo romanzo di azione, ma ha in se i segni inconfondibili, le cicatrici incancellabili della verità. Della storia vera che ha segnato e violato le vite altrui. I dialoghi sono taglienti ed efficaci, e l’uso sapiente del dialetto riesce a rendere ancor più coinvolgente la vicenda, mentre una sottile e impalpabile tensione attraversa le pagine, rendendo la lettura un crescendo di sensazioni, frenetico e cattivo, come una macchina che avanza inesorabile verso il ciglio di un burrone. Le descrizioni sono scarne, veloci, funzionali alla storia e alla tensione narrativa, ma riescono sempre a trasmettere emozioni e a dipingere un mondo che cambia, mentre le organizzazioni criminali plasmano la società. Un libro che va letto tutto d’un fiato. Ricordando che è solo un lato, un frammento, una scheggia del prisma che rappresenta la verità.

Lu Scarparu è un ragazzino come tanti nella Catania degli anni settanta. Figlio di un calzolaio ha un carattere inquieto e ribelle che lo porterà a fuggire al nord e a mischiarsi con la malavita, conoscerà il carcere e al suo rientro nella terra natia entrerà a far parte di una delle famiglie criminali più pericolose della Sicilia e compirà la sua escalation verso i vertici della criminalità, del sangue e della violenza. Ma il futuro è imprevedibile e sorprendente e la sua vita subirà un nuova e inattesa svolta che lo porterà a diventare un pentito.

(Igor De Amicis)

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Ott 28, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di M. Zanarella

Leggi la recensione su Progetto Babele, rivista letteraria

Si apre con un sole che picchia ma non fa male, tipico del sud, il nuovo libro di Alessandro Vizzino: Trinacrime – Storia di un pentito di mafia, edito da Imprimatur Editore. Dal sole arido della Sicilia prende forma la vera storia di Tonio Sgreda, detto Lu scarparu, figlio di un calzolaio, malavitoso delle cosche catanesi negli anni ottanta e nei primi anni novanta che si è pentito e ha deciso di collaborare con la giustizia. Il libro riporta, con lucidità e chiarezza disarmanti, la vita di un uomo che ha sbagliato e che ha pagato. È il risultato di un lavoro curato nel dettaglio, frutto di un’intervista durata sette giorni con trenta ore di registrazione audio. Non era il sole il nemico da affrontare… Il nemico aveva un volto e un nome ben distinti… Il nome del vero avversario era ‘fame’…. E si racconta di Tonio bambino, dell’amicizia sacra con Aspanuzzo, suo compagno di scuola. La scarsa volontà di Tonio di studiare rende il rapporto con il padre alquanto complesso, tanto che le incomprensioni e le discussioni sono all’ordine del giorno: dalle assenze a scuola, ai piccoli furti per strada, la quotidianità di Tonio prosegue nel segno dell’illegalità. Il ragazzo decide di lasciare Catania e di andare con l’amico a Milano. Lì incontra altri ragazzi che vivono di taccheggi, scippi, espedienti e si unisce a loro. Il ritorno a Catania lo consacra come uomo indispensabile per la famiglia Purtaventi-Santimarra. Il potere e i soldi arrivano con facilità. Non manca l’amore, quello che fa battere il cuore e che trasforma un uomo, anche il più crudele, in un innamorato attento e premuroso. L’incontro di Tonio con Roberta è un tassello importante nella narrazione: lei lo capisce, sta dalla sua parte e lo sostiene come moglie e come complice di tutto il sistema mafioso, anche se per amore dei figli, per proteggerli, a un certo punto si allontana dal marito. Con l’arresto sull’acchianata di Sangiuliano, qualcosa in lei si era spezzato, era mutato, come se avesse raggiunto dal giorno alla notte la coscienza che al mondo niente è invincibile, nulla è imperituro, ma tutto può stravolgersi da un momento all’altro o, nella migliore delle ipotesi, trasformarsi. Alessandro Vizzino riesce con abilità a far sentire il lettore coinvolto nel narrato, facendolo entrare nella realtà del protagonista. I dialoghi in dialetto catanese consentono di percepire tutte le sfumature di un vissuto estremo e dannato, proiettando il lettore in un mondo di estorsioni, intimidazioni e rapine fino al carcere, al pentimento e alla libertà. Il libro si chiude con una dedica profonda e sincera di Tonio Sgreda: A mio padre, ad Aspanuzzo, a Peppe. A tutti quelli a cui ho fatto del male, che non erano forse migliori di me, ma che non meritavano per questo che fossi io a decidere del loro destino. Un plauso dunque ad Alessandro Vizzino, che con una scrittura avvincente, profonda, incisiva, è riuscito a raccontare la storia di un pentito di mafia. Ritmo, intensità, chiarezza espressiva, padronanza della lingua e del dialetto: insomma, un’ottima prova d’autore per riflettere su una delle piaghe più dolorose della nostra società.

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Ott 26, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME: Recensione di D. Domenici

Leggi la recensione su Daniela e dintorni, il blog di Daniela Domenici

Sottotitolo: Storia di un pentito di mafia, e in quarta di copertina L’educazione criminale di un ragazzo catanese: dagli anni Settanta ai nostri giorni, ascesa, caduta e redenzione di un pluriomicida. Questa brevissima sinossi non rende merito alla bellezza di questo libro, che nonostante la mole di 310 pagine e la storia raccontata è volato via in un soffio, almeno per la sottoscritta che l’ha divorato per una serie di motivi che vado a elencare. Dalla prefazione dell’autore: Questo romanzo è tratto da una storia vera ed è frutto di un’intervista durata sette giorni per una trentina di ore di registrazione audio in presa diretta. La maggior parte degli eventi narrati… è realmente accaduta nei luoghi, nei modi e nei tempi descritti… i nomi e i cognomi, invece, li ho dovuti in gran parte inventare o modificare… Inizio dal motivo stilistico (e qui parla la correttrice di bozze ed editor): era da tempo immemorabile che non mi capitava di leggere un libro senza nessuna di quelle mancanze (chi mi segue da tempo sa a cosa mi riferisco) che, purtroppo, infarciscono la maggioranza, se non la totalità, dei libri che mi è capitato di recensire, una perla rara, un valore aggiunto che va sottolineato. Un altro dei motivi che mi hanno fatto innamorare da subito del libro di Vizzino è il mio essere molto sicula, frase che ha fatto sicuramente sorridere l’autore il quale ha scelto di lasciare la quasi totalità dei dialoghi in lingua siciliana stretta, catanese per l’esattezza, con qualche traduzione una tantum a piè di pagina, e che mi ha fatto apprezzare sin nelle minime sfumature ogni parola e ogni modo di dire; inoltre conosco molti dei luoghi che vengono citati durante la storia e questo un motivo ulteriore di piacere da parte della sottoscritta. L’altra ragione è che sono stata per due anni, come molti di voi forse sanno, volontaria in un carcere siciliano nel quale, tra l’altro, il protagonista del libro è transitato durante il suo lungo percorso di detenzione prima dell’inizio di una nuova vita dopo aver pagato il suo debito con la giustizia. L’autore dimostra di conoscere molto bene la Sicilia e di amarla profondamente, vorrei estrapolare molti paragrafi che lo dimostrano ma mi limiterò a uno solo che riguarda la lingua siciliana (di cui sono una cultrice così innamorata da averne fatto materia di tesi di laurea…): Lo fece nel suo dialetto, in quella lingua senza i tempi del futuro e con un passato prossimo pressochè ignorato, espressione di un popolo del tutto radicato nel trascorso e nel presente, nell’esperienza della tradizione e nel bisogno quotidiano. L’idioma di una stirpe pragmatica per la quale il domani si riadatta nell’oggi, distante dal ravvisare nel tempo venturo un’opportunità su cui progettare, bensì soltanto un giorno fra tanti vissuto in più.

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Ott 21, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Radio Città del Capo e Radio Popolare

Intervista radiofonica ad Alessandro Vizzino, che parla di TRINACRIME – Storia di un pentito di mafia, su Radio Città del Capo di Bologna, Radio Popolare Verona e Radio Popolare Roma, all’interno della trasmissione Nuove resistenze: storie e voci ribelli contro le mafie. Con Federico Lacche.

Qui l’intera trasmissione, con TRINACRIME dal minuto 23:40.


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Ott 14, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

TRINACRIME a Busto Arsizio

TRINACRIME e Vizzino sbarcano in Lombardia, nella medesima terra che ha forgiato l’indole fuorilegge di un Tonio Sgreda ancora ragazzino. Lo fanno con due superbi compagni di viaggio: Ciro Pinto con L’uomo che correva vicino al mare (Edizioni Psiconline) e Giovanna Albi e il suo In analisi – Diario di una ribellione (Edizioni Psiconline).

Domenica 12 ottobre la presentazione ufficiale a Busto Arsizio (VA), presso la magnifica Villa Ottolini-Tosi, sede dell’Accademia musicale G. Rossini. Un connubio armonico di letteratura e musica, grazie all’intervento degli autori, alle letture di Paola Colombo Mazzucchelli e al pianoforte magico di Luca Cozzi.

Lunedì 13 ottobre, invece, incontro degli autori con i docenti e gli studenti del Liceo Daniele Crespi: due ore partecipate ed emozionanti di approfondimento sui tre libri presentati.

Grazie a tutti gli intervenuti e, in particolar modo, a Paola e Giovanni Mazzucchelli, persone uniche e impeccabili padroni di casa.

 

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Ott 14, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

Prealpina, 11 ottobre 2014

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Ott 9, 2014   Pubblicato da: Alessandro Vizzino

L’intervista di Gian Luca Campagna

Gian Luca Campagna

 

 

 

Clicca su GianLucaCampagna.it e gustati l’intervista integrale.

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