Antonella Rossi su La culla di Giuda

Antonella Rossi, 24 Aprile 2013

Un romanzo incalzante, ben congegnato, dal ritmo sostenuto. Parla di storia, inquisizione, massoneria, strumenti trafugati, mistero e del suo autore. Alessandro Vizzino, già ampiamente noto e apprezzato in SIN e in La vicenda del cantastorie afono, all’interno della raccolta Crisalide, padroneggia uno stile eclettico, semplice e al tempo stesso raffinato. Capace di accostare il Sacro al profano, colpisce la sua abilità nell’esprimere emozioni empatico/emotive, al pari degli aspetti cinico/violenti. Questo romanzo, incastonato all’interno di una cornice multiforme, fornisce al lettore informazioni storiche, raccontando con perizia di particolari città italiane, in particolare Venezia, ed europee, quasi che il lettore possa vivere la sensazione di transitarvici dentro. Ne La culla di Giuda l’autore crea un intreccio, ben strutturato e mai banale, che tiene il lettore col fiato sospeso sino alla fine. In grado di incuriosire, interessare e soddisfare il lettore più esigente, non stupisce che il testo abbia ottenuto numerosi riconoscimenti importanti. È un romanzo che presentandosi come un poliziesco, in effetti racchiude in sé caratteristiche narrative storico complesse, tanto da poter essere definito un piccolo capolavoro letterario.

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