Damiano Leone, il suo commento su SIN

Damiano Leone, 14 Aprile 2012

Recensire un libro di oltre seicento pagine non è cosa da prendersi alla leggera: tanto più quando quel libro, in apparenza un giallo crudo quanto dinamico, punta in realtà a mettere in luce uno degli aspetti più nefasti della società moderna. No, non parla delle migliaia di bombe atomiche ancora perfettamente funzionanti e in grado di sterminare l’intero genere umano in pochi minuti, e nemmeno del totale disinteresse di chi ha troppo verso chi, flagellato da malattie che potrebbero esser facilmente curabili se solo le multinazionali farmaceutiche mostrassero un minimo di benevolenza, non riesce nemmeno a procurarsi un tozzo di pane per sopravvivere. E nemmeno delle centinaia di milioni di persone che in oriente, ma anche in occidente, sfruttate oltre il limite della resistenza fisica e mentale da criminali in doppiopetto che si definiscono uomini di finanza, conducono una vita che perfino le galline di un pollaio industriale se la sentirebbero di invidiare.

No, la cosa è invece molto più infida, e ben pochi di noi potrebbero sinceramente sostenere di non esserne in qualche modo responsabili. Sì, perché siamo tutti colpevoli, e non possiamo addossare ad altri l’onere di aver forgiato una società dove, in nome del denaro, qualsiasi orrore generato da menti paranoiche diventa lecito. Cosa sarà mai, chiederete voi, di così tragico, da mettere quasi in ombra delitti efferati compiuti in uno strano appartamento chiuso ermeticamente e dotato di ogni comodità, ai danni di uno spaventato gruppo di persone che sembrano non avere nulla in comune tra loro? Persone di ogni ceto sociale tra cui è presente perfino un killer… un killer però, che alla fine sembrerà perfino patetico di fronte alla vera crudeltà occultata oltre quelle mura. Non voglio dire troppo per non togliere il piacere della lettura, e nemmeno voglio correre il rischio di svelare la trama, ma due cose ancora le posso dire: la prima è che, sebbene in modo differente, Vizzino ed io, entrambi scrittori che amano mettere il dito dove le piaghe sono più purulente, siamo ambedue pessimisti sul futuro del genere umano.

La seconda e che, nonostante i prodromi che da qualche anno sono così di moda e vengono ansiosamente seguiti dalla stragrande maggioranza del pubblico televisivo, non si giunga davvero dove, con realistica e spietata precisione, Vizzino mostra che stiamo invece andando.

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