GIUDA: Recensione di Nico Donvito

L’attenta e importante recensione a La culla di Giuda di Nico Donvito su Affari nostri, blog di diffusione e commento letterario del critico tarantino, grande conoscitore e amante del genere thriller/giallo/noir.

Recensione

La culla di Giuda. Alzi la mano chi conosceva o ricordava questo impressionante marchingegno utilizzato in passato per punire i colpevoli di eresia. A rinfrescare le menti di tanti studenti ed ex-studenti ci pensa Alessandro Vizzino, che nel suo nuovo romanzo mischia sapientemente storia e narrativa, regalando ai lettori un racconto istruttivo. La culla di Giuda mostra ancora una volta come la narrativa potrebbe essere un utile strumento pedagogico.

A mio parere, infatti, inserendo determinati personaggi in un quadro storico o geografico, lo studente potrebbe apprendere meglio costumi, tradizioni, situazioni politiche e sociali del passato o di altre nazioni. In questa maniera i freddi libri di storia verrebbero letti con più passione e soprattutto gli elementi essenziali di quella determinata epoca/nazione resterebbero meglio impressi nella mente del lettore.

Per chi volesse sperimentare questo nuovo metodo educativo atto a svecchiare la solita istruzione, un utile strumento potrebbe essere questo libro di Alessandro Vizzino. Lo scrittore di Latina, infatti, ci racconta nel suo nuovo romanzo un periodo poco pubblicizzato della storia: l’Inquisizione. I motivi di questo possono essere facilmente individuabili nella volontà della Chiesa di mettere a tacere argomenti scomodi. Vizzino però non si schiera in questa spinosissima questione, concentrandosi maggiormente sulla massoneria, che rappresenta un antenato delle moderne associazioni, che possono fungere positivamente o negativamente nelle società.
Da quest’introduzione si potrebbe fraintendere La culla di Giuda un racconto vecchio, storico, superato. In realtà si tratta, invece, di una storia moderna, raccontata in chiave thriller. L’essenza è quella della caccia al tesoro in cui poco a poco i pezzi del puzzle s’incastrano e ogni mistero svelato sarà indispensabile per affrontare il successivo.

I capitoli brevi, in cui da padrone la fanno i dialoghi diretti, riescono a rendere questo romanzo rapidissimo e appunto moderno, per via del linguaggio dei giorni nostri, utilizzato dai protagonisti.

Il personaggio principale è Valentino Mastro, un ex poliziotto escluso a suo avviso ingiustamente dalle forze dell’ordine. Assieme a Massimo e Tiziana (la ragazza di quest’ultimo) gestisce uno studio di investigazione privata. La crisi economica sembra colpire anche i personaggi di Vizzino, i quali non navigano in acque serenissime. L’occasione della vita arriva casualmente. Nove cimeli sono scomparsi dal Museo della Tortura di San Marino, gestito dalla sensuale Federica Consorti. Il nome del Museo sintetizza il genere delle reliquie. Oggetti come la culla di Giuda, che dà il titolo al romanzo.

Valentino, insieme alla sua squadra e alla fidanzata Lidia, ingaggiato dalla proprietaria del museo, cercherà di venire a capo della questione, inizialmente per soldi e successivamente per passione investigativa. Il tutto dev’essere necessariamente pubblicizzato attraverso stampa, dando ampio risalto alla notizia. Stranamente i cimeli dal nulla cominceranno a venire a galla in varie città, senza che Valentino & C. facciano quasi nulla, assistendo immobili a questi spettacoli di piazza. Per questo romanzo Alessandro Vizzino si affida a dei protagonisti semplici, in cui il lettore può meglio identificarsi, risolvendo assieme ad essi il caso. Non si tratta di geni e rapidi risolutori, ma di investigatori che lavorano per sopravvivere.

La culla di Giuda è un metaracconto, una sorta di storia nella storia. Il romanzo e i suoi protagonisti potrebbero essere considerati come semplici strumenti per parlare di questo argomento storico; così come inizialmente Valentino e i suoi vengono utilizzati dalla Consorti per dare risalto mediatico al suo Museo delle Torture.

Dopo l’ottimo esordio letterario con SIN, Alessandro Vizzino si avventura dunque in un romanzo totalmente opposto. Dalla finzione e ultra-tecnologia del futuro, alla realtà degli strumenti del passato. In entrambe le opere narrative si ritrovano però il meticoloso lavoro di ricerca e la voglia di divulgare conoscenza, il tutto unito alla passione per gli enigmi.

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