Paola Farah Giorgi su La culla di Giuda

Paola Farah Giorgi, 24 Novembre 2012

Un furto di antichi cimeli al Museo della Tortura di San Marino è il punto di partenza di questo accattivante romanzo di Alessandro Vizzino, costruito ad arte con ingredienti di forte richiamo (Inquisizione e Massoneria), personaggi dal fascino emblematico (Casanova e Cagliostro) e un intrigante percorso storiconei luoghi simbolo di un truce Medioevo. L’autore però, con intelligenza e astuzia, rimuove subito ogni scontata aspettativa di un crimine legato al mondo del collezionismo, proponendo in alternativa una misteriosa “riapparizione” dei cimeli trafugati, uno a uno, che si rapprende sempre di più in un concreto presagio di morte. Il ritmo allora incalza. Secco e veloce.

La narrazione e i dialoghi sono essenziali. Nessuna parola inutile. Nessuna scena di contorno che non abbia motivo d’esistere. Il testo corre su binari ad alta velocità. Il lettore si ritrova sullo stesso treno della narrazione e, come d’incanto, alla stazione d’arrivo. Questo, secondo me, è il grande pregio de La culla di Giuda: il lettore non fa alcuna fatica. Sale e scende dal treno soddisfatto e senza stress. Non è poco. Troppi romanzi, spesso lasciati a metà, richiedono un’attenzione e un ragionamento eccessivi, sfiancanti. Pertanto, complimenti all’autore!

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