SIN: Recensione di Daniela Cattani Rusich

SIN. Peccato. E chi non ha peccato scagli la prima pietra. Sembra essere questo l’assunto da cui prende il via lo spettacolare romanzo di Alessandro Vizzino.

Mezzo secolo avanti, in un mondo diverso. Un futuro molto prossimo a noi, e non solo cronologicamente, purtroppo.

Dieci persone si svegliano in un luogo sconosciuto, che scopriranno essere un grande appartamento dotato di ogni confort, un luogo tecnologicamente perfetto e una macchina micidiale allo stesso tempo. Ben presto si accorgeranno di essere in balia di un crudele aguzzino. Uno psicopatico? Un maniaco o un mitomane, qualcuno che cerca vendetta?

La soluzione all’enigma è molto meno scontata e ben più sconvolgente. E tuttavia, ci riguarda da vicino, poiché legata a doppio filo a quella che è diventata la nostra società attuale: una società vuota di valori, voyeristica, in cui l’apparenza e il denaro sono ormai i veri miti. Anzi, quasi vere e proprie figure mitologiche, che divorano senza pietà i propri figli.

In un vortice crescente di delirio e terrore, i protagonisti, dopo la reciproca conoscenza, cercheranno risposte, si aiuteranno o entreranno in competizione, lotteranno per la sopravvivenza. Mentre al di là
di quei muri tra i quali sono prigionieri, si tramano intrighi e affari a livello internazionale, in cui l’etica
è la prima grande esclusa, mentre la Chiesa è fra le principali entità coinvolte.

La storia è tagliente, appassionante, l’andamento è cinematografico in stile pulp, e rappresenta con
grande realismo la violenza e il degrado della società moderna. Naturalmente questa è solo una delle
tante sfaccettature del romanzo: in realtà nulla è come sembra. Soltanto alla fine ogni cosa apparirà chiara. E il vero peccato emergerà dal fango.

SIN è un thriller di ottima fattura, che segue le regole delle migliori opere del genere: ritmo incalzante, suspense, descrizioni accurate, personaggi credibili e ben delineati, sia sotto il profilo psicologico che
sul piano morfologico, e un impianto narrativo saldo e originale.

Ciò che attrae e sconvolge nel contempo, leggendo SIN, è l’infinità di intrecci e di coinvolgimenti, di complicazioni, di misteri, e, in particolar modo, i colpi di scena continui, il mood di angoscia crescente.
Ma sopra a tutto è la ricerca della verità. E una denuncia, provocatoriamente non troppo velata, sui limiti oltre i quali l’uomo può spingersi, sulla degradazione morale dell’umanità.

Una domanda campeggia irrisolta nella mente dei protagonisti e del lettore. Perché?

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